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sabato 22 agosto 2020

Quelle uova così preziose

 
 
 
Quell'anno frequentavo, se ben ricordo, la quarta ginnasio. Il professore di educazione fisica era uno studente universitario, arbitro di calcio e con una grande passione per la montagna. Quando faceva brutto tempo e la pioggia impediva gli esercizi all'aperto, lui proiettava in aula le diapositive della Valgrande, di cui sarebbe divenuto, negli anni a seguire, appassionato cantore. Appresi da lui una vicenda molto particolare, sospesa a mezzo fra storia e leggenda. 
Infuriava ancora la guerra quando il nuovo parroco arrivò a Cicogna , minuscolo borgo disperso fra i monti. Per alleviare le ristrettezze di quegli anni perigliosi e difficili, il sacerdote teneva alcune galline in un modesto pollaio, e ne vendeva le uova ("uova di Cicogna") al mercato di Intra. E fu proprio quella "C" maiuscola a salvare l'intrepido parroco da una condanna al processo. Venne acclarato che lui vendeva uova di Cicogna, e non uova della cicogna (con la "c" minuscola). 
La strada è stretta e alquanto impervia, ma vale, credo, la pena, dedicare uno sguardo a questo abitato ed ai monti e boschi che lo racchiudono e forse proteggono. 
 
 

martedì 22 agosto 2017

La prima volta che sono stato a Varese

Arrivò a casa nostra il mugnaio del paese, che aveva esteso la sua attività a svariati commerci. Invitò mio padre Gaudenzio ad una fiera di pollame, pulcini, mangimi e tanto altro ancora, che si sarebbe svolta a Varese la domenica seguente.
Mio papà declinò l'invito: doveva accudire le mucche ed i suini, irrigare il prato e, tutto sommato, preferiva dedicare il pomeriggio della festa alla partita di briscola all'Osteria del Fiura.
La mia nonna Sèta intervenne subito: "Verrà Costantino!". Ed all'obiezione  "Ma ha solo cinque anni!", rispose con prontezza: "Però sa già leggere e scrivere!" Una affermazione esaustiva, che non ammetteva discussioni.




Partimmo la domenica mattina, stipati in cinque sulla grande auto che negli altri giorni era adibita al trasporto della farina e dei sacchi di concime.
Quando arrivammo al ponte di Sesto Calende, fu la prima volta che lasciai il Piemonte per la Lombardia.
Ci fu una sosta in un'osteria, non mi ricordo bene se a Daverio o ad Azzate. Per gli altri un bianchino, per me una veneziana.


Arrivati a destinazione, mi facevo largo tra la folla dei visitatori per fare incetta di "gadgets" e soprattutto di capline, i preziosi copricapo di paglia che riparavano dal sole quando si lavorara nei campi.


A mezzogiorno, fummo solerti nell'avviarci verso il ristorante, sopra la città, verso il Sacro Monte.
C'erano i "buoni pasto" per tutti noi, forniti da una azienda di mangimi.
Scoprii così cibi di cui nemmeno immaginavo l' esistenza: il prosciutto crudo, il vitello tonnato, le lasagne, ed un dolce buonissimo fatto con le mele.

Impaziente di tornare a casa, per raccontare a mia nonna tutto quello che avevo visto.


lunedì 16 gennaio 2017

Tempi antichi

I rovi hanno invaso molti dei timidi sentieri calpestati dalla gente del mio paese per raggiungere, nel passato, le fornaci, i campi, i vigneti dove si andava  a lavorare.



Sembrerebbero ancora transitabili, pur con l'avanzare della boscaglia, i tragitti campestri che venivano praticati, nel passato, per raggiungere la Madonna della Rama.
Il primo partiva dalle cascine del Bergallo e  saliva il modesto pendio del Motto dell'Asino.
Il secondo iniziava alla frazione Carlottina e, traversato il torrente Sizzone, allora pescoso e gonfio di acqua,  lambiva le Pianazze prima di raggiungere la meta.



Lo sbocco di entrambi era sullo "stradonino" per Maggiora, non lontano dal convento e dalla chiesa della Madonna della Rama.
Questi edifici, costruiti nel '500  su  impulso di Giovanni Galeazzo Maria Visconti, nobile di Fontaneto d'Agogna, esistono tuttora, sia pure non più adibiti ad attività religiosa, e attualmente di proprietà privata. Soprattutto la chiesa non è in buono stato di conservazione.    



Il complesso, affidato illo tempore agli Agostiniani, vide a lungo, in quei tempi bui, una strana coabitazione tra i religiosi ed i briganti barbavari, che spesso vi trovavano riparo.
Nell'edificio di culto erano notevoli gli affreschi, di cui rimane oggi qualche parziale vestigia e che sono databili al XVI secolo.

Quante leggende sono fiorite su questi luoghi, quante pagine di storia apparentemente minore si sono scritte in queste lande!  Luoghi di devozione, arte, leggenda, lavoro, di cui si affievolisce la memoria con il passare delle generazioni  e con l'avanzare dell'incolto.

Torrente Sizzone
matite colorate su carta

venerdì 4 novembre 2016

Triora





Quand'ero bambino, mia nonna sul far della sera, usciva dalla nostra casa in mezzo al prato e si   dirigeva verso la bottega. Acquistava poche cose perché quelli erano ancora tempi di dignitosa
povertà.
Io la accompagnavo sempre, goloso del surrogato di cioccolato che mi comprava. Al ritorno, la aspettava, appena fuori al paese, il nostro gatto, che ci seguiva fino a casa.
"Una volta le donne che tenevano vicino un gatto venivano credute streghe ", lei diceva sempre, nel tragitto di ritorno verso casa.





Parole che mi sono venute in mente qualche giorno fa a Triora, il "paese delle streghe".


Un paese  piccolo  e  meraviglioso, noto per il celebre processo alle streghe avvenuto negli anni tra il 1587  e il 1589. Anni in cui la vita umana non valeva niente, e i più atroci supplizi venivano impunemente inflitti in nome dell'ortodossia  religiosa.




L'ho visitato tutto, questo borgo simbolo di oscuro passato.
E mi è balenata in mente una strana domanda.
Se un giorno lontano dovessi per caso transitare in Paradiso,vi troverei le (presunte) streghe o i loro spietati inquisitori?



venerdì 26 agosto 2016

Salasco, il paese di "Riso Amaro" e dell'Armistizio che forse qui non fu.



Poco più di duecento abitanti popolano Salasco, paese della "bassa vercellese" dominato dalla mole dell'imponente castello quattrocentesco.


La coltivazione del riso occupa quasi tutto il territorio comunale e ne costituisce il simbolo. 
Tanto che, nel 1949, il regista Giuseppe De Santis scelse di girare, nella frazione Selve, molte scene del film Riso Amaro.
Sì, proprio quello neorealista interpretato da Silvana Mangano, distribuito in tutto il mondo e candidato al Premio Oscar.



Nel pronunciare questo nome, Salasco, molti penseranno come me all'"Armistizio di Salasco", nominato a scuola nel dormiveglia di un pomeriggio di lezione di Storia.

Ho però letto che il trattato del 1848, che sanzionò di fatto la resa dei Savoia agli Austriaci, venne siglato in realtà a Vigevano e deve il nome al generale piemontese Carlo Canera di Salasco che lo firmò.
Mi è spiaciuto saperlo, una certezza storica mi è venuta meno.

venerdì 5 agosto 2016

Pontremoli, Sarzana e...l'importanza del sapere di latino.





 Pontremoli (MS)

 Pontremoli (MS)


Città appartata sotto i balzi della Cisa, Pontremoli sorprende per la sua bellezza. Medioevo e Rinascimento si fondono in architetture, monumenti, paesaggi, angoli palesi e talora nascosti. Di più, i negozi dal sapore antico apportano un tocco di splendore a questo borgo  della Lunigiana.
Quando mi è toccato ripartire, mi è dispiaciuto.


Pontremoli (MS)

Sarzana alterna monumenti antichi e moderni, chiese, statue, quadri, archi che interpretano la suggestione di una città di confine tra Liguria e Toscana.


Sarzana ( SP) Pieve di S. Andrea

Sarzana (SP) Porta Romana


"Quando farai lo spazzino, capirai l'importanza di sapere di latino!", pontificava con maligna loquela il mio austero e inflessibile professore delle lingue classiche.
Premesso che tutti i mestieri hanno pari dignità, non ho purtroppo mai avuto l'occasione di esercitare questa mansione che nel tempo è divenuta ambita e importante, a salvaguardia dell'ambiente e del decoro.



Ora però, tanti decenni dopo, visitando Luni, con il  Museo ed il Parco Archeologico, splendori di una città che fu importante porto romano prima di subire, proprio dal mare,  il saccheggio e la distruzione, mi accorgo comunque che quegli studi, quella preparazione classica, mi sono stati di decisivo aiuto per comprendere la bellezza delle vestigia rimaste, e per inquadrarle nella loro dimensione ed epoca storica.
Vestito idealmente da antico romano, ho potuto  immaginare gli intensi traffici d'allora, la cultura che permeava le opere e le costruzioni, il progresso repentinamente distrutto dai nuovi barbari invasori.


Luni (Ortonovo, SP); in lontananza, Nicola di Ortonovo (SP)


Luni, un luogo ricco di fascino e di storia che è importante visitare ed apprezzare. 

giovedì 7 luglio 2016

Boca


Per tradizione, la seconda domenica di settembre, la gente  del mio paese andava "in pellegrinaggio" a Boca.
La mattina, accudite le mucche, partivano in bicicletta gli uomini, in modo da raggiungere il Santuario in tempo per la interminabile "Messa Grande".
Nel pomeriggio, si avviavano a piedi le donne con qualche bambino.
Oltrepassata la cascina del Bergallo, superata la "Madonna della Rama", scalato il ripido "Motto dell'Asino", si abbandonava il sentiero nel bosco e ci si dirigeva verso la Baraggia di Boca, il paese dei due corridori ciclisti Piemontesi e Valazza. Loro che, in epoche diverse,  avevano dato lustro alla frazione. E che un piccolo monumento accanto alla chiesa accomuna ora nel ricordo.


A quel punto, io che mi ero attardato a cogliere more, bacche, mele selvatiche, rientravo nel gruppo e, insieme a tutti, raggiungevo attraverso i campi la meta.

Le donne andavano subito ad appoggiare le mani conto una roccia addossata al muro , che si riteneva miracolosa per il mal di schiena.


Poi si entrava per assistere ai "Vespri" pomeridiani. Io mi rannicchiavo in un angolo vicino alla Sacrestia a leggere il libro che mi ero portato da casa.

In quel Santuario neoclassico edificato su progetto dell'Antonelli e ricostruito dopo il crollo del 1907.
In quel paese di Boca, patria di un vino  pregiato, da bere "in meditazione", al  cospetto del giudice più severo: la nostra coscienza.



In quell'angolo un po' nascosto dove il bimbetto che ero vorrebbe tornare a sedersi per rileggere i libri di Jules Verne e rivivere  i sogni di allora. Quelli che si sono realizzati e quelli che si sono perduti.
Sbuffando magari un po' perché la lettura era finita ma non era ancora il momento di tornare a casa.
    

mercoledì 30 dicembre 2015

Capodanno al "Buco del Lupo"


C'ero andato parecchie volte da bambino con mio nonno Primo. A metà salita della collina, sovrastato da un arco di granito e protetto, più in alto, da un muraglione di sassi, c'era l'ingresso di una estesa galleria.
Qualcuno asseriva di averla percorsa per lungo tratto, prima di fermarsi di fronte ad una frana.
I vecchi dicevano che proseguiva per chilometri, in una ardita alternanza di discese e salite, fino alla Chiesa Parrocchiale di Santa Cristina.



Chiesa Parrocchiale di S. Cristina, Borgomanero (NO)

Altri, di più prudente eloquio, sostenevano che era solo una cavità dove refrigerare le vivande nei mesi d'estate.
Tutti chiamavano quell'ingresso il "Buco del Lupo".
Oggi non c'è più, chiuso dal crollo del muraglione (di cui rimane qualche traccia) e dall'intrico di rovi e robinie.



Su  quella collina ricca di storia, dove una volta c'erano un Castello ed una Chiesa dedicata alla Madonna, ora diroccati e ridotti a ruderi.



In quei luoghi dove signoreggiò il casato detto dei "Re Magi" e imperversavano i briganti "barbavari". Dove forse passò il "Caccetta", nobile spietato, protagonista di una vicenda simile a quella raccontata nei "Promessi Sposi".
Tanto che c'è chi sostiene che il  "Caccetta" fosse il vero Don Rodrigo, ed il servo "Da Martello", mio compaesano di secoli prima, il  fedele "Griso".
Di modo che quando al liceo ascoltavo annoiato ed assonnato i miei compagni che leggevano a turno alcuni passi del capolavoro di Manzoni, sognavo che la fatidica frase "Questo matrimonio non s'ha da fare !" l'avesse pronunciata uno del mio paese.


Ma queste sono altre storie.

mercoledì 21 ottobre 2015

Friuli




Arrivo a Padova appena in tempo per l'inaugurazione della mostra nella stupenda "Sala della Gran Guardia", in Piazza dei Signori. Le opere selezionate  sono quelle del concorso "Il Sigillo", dedicato al 1915.

Padova, Palazzo della Gran Guardia
Giada si è piazzata al settimo posto a pari merito con l'illustrazione "Il riposo dei soldati".



Il mattino dopo partenza, in treno,  per il Friuli.

Era la sera del 6 maggio 1976, prestavo il servizio militare, e mi trovavo a cena con un amico in una pizzeria del centro, a Trento. Sentimmo un tremendo boato, corremmo fuori in strada, inseguiti da un giovanissimo cameriere che, non essendosi reso conto della situazione, temeva volessimo scappare senza pagare il conto. Era il terremoto.
 Non facemmo in tempo ad avere paura, tutto tornò normale in pochi istanti. Sentimmo in televisione che l'epicentro era nella zona di Gemona, in Friuli, ma che un bilancio non poteva essere fornito, perché la zona era isolata e non raggiungibile.
Bilancio che fu terribile, fatto di morti e di distruzioni oltre l'immaginabile.
Il resto appartiene, indelebile, alla Storia : la grande forza della gente friulana che ricostruì e dei tantissimi soldati che diedero un contributo formidabile e, a mio parere, insostituibile.


Gemona, Duomo di S. Maria Assunta
E' con questi pensieri, con queste emozioni, che arrivo a Gemona del Friuli e, dalla stazione, salgo a piedi verso il Centro.
Quel Duomo, ridotto a un cumulo di rovine, è perfettamente ricostruito tale e quale era prima. Nella sua maestà e con a fianco l'imponente campanile.

Un museo documenta in modo puntuale le fasi della distruzione e della ricostruzione.

Gemona, Duomo di S.Maria Assunta

Anche il paese di Venzone è rinato, ed è un autentico gioiello, con il riedificato Duomo dedicato a Sant'Andrea Apostolo, gli edifici, i negozi, il Museo.

Venzone, Cappella di San Michele

Arrivato ad Udine, scopro che una linea ferroviaria collega il capoluogo con Cividale. Salgo subito in treno e, nel poco tempo a disposizione, posso ammirare l'antichissimo duomo, riedificato nel '500, e che racchiude opere di Palma il Giovane ed Amalteo.

Cividale del Friuli, Duomo

A Palmanova visito le vestigia antiche di questa città fortezza, di forma poligonale, ricca di storia e di testimonianze antiche.

Palmanova, ponte dell'acquedotto veneziano a fianco di Porta Udine

L'ultima tappa, l'ultimo duomo (con la pala d'altare di Paolo Veronese)  a Latisana.

Latisana, Chiesa di San Giovanni Battista

A questo punto è giunto il momento di tornare a casa. 

lunedì 13 luglio 2015

Rorà : il Grande Frassino e premi vinti.

E' una passeggiata di tre chilometri quella che conduce, tra i boschi, dal paese valdese di Rorà fino  a 1200 metri di altitudine.  Qui c'è, il "Grande Frassino", secondo per dimensioni solo a quello di Moncenisio.






Lungo il percorso, tra fiori montani, mirtilli, lamponi, ciliegioli selvatici, si aggrega una capretta , sbucata all'improvviso da un pascolo vicino.




Nel pomeriggio, a Rorà,  partecipo alla premiazione del Premio  "Myo - Sotis":


 Qui, Giada è stata premiata  con  Attestato di Merito  per  il suo dipinto "Pruni in Fiore".


Pruni in fiore
olio su cartone telato, cm 40x30 (anno 2010)

Nella sezione  "Racconti", un Attestato di Merito è stato attribuito  ad un mio racconto,  che, se volete, potete leggere QUI

mercoledì 1 luglio 2015

San Vito al Tagliamento, in Friuli

Del mio primo soggiorno in Friuli, nel '75, ricordo i dipinti  dell'Amalteo  nei duomi e nelle chiese, il Cabernet di Maniago, Sequals, il paese di Carnera, le casette tutte uguali di Vajont, i campanili altissimi.

Ero militare a Trento quando, una sera del Settantasei, udimmo un tremendo boato. Eravamo  in pizzeria, uscimmo in strada trafelati, inseguiti da un giovanissimo cameriere che, equivocando, sospettava non volessimo pagare il conto.
L'epicentro di quel terremoto che percepii a distanza era in  Friuli dove interi paesi furono rasi al suolo ed i lutti furono tantissimi.
Sappiamo come quel popolo ferito ma fiero ricostruì ogni edificio pietra su pietra, casa su casa.
Andrò, forse un giorno, a Gemona a vedere il duomo rifatto tale e quale.



Raggiungo ora San Vito al Tagliamento che è mezzogiorno passato, ed il cielo minaccia la pioggia che puntuale arriverà.  Le mura, le torri, il Tagliamento sono fin più belli sotto la pioggia battente.
Mi rifugio nelle chiesetta di Santa Maria dei Battuti dove eccelle l'arte di Pomponio Amalteo. Attraverso di corsa la piazza per entrare in Duomo dove operò il Bellunello.




Esco da un buon ristorante e mi incammino a vedere le mostre in  Castello ed in San Lorenzo, mentre spunta, tra le nubi,  un primo pallido  sole.


Qui a San Vito, Giada ha ottenuto il 2° posto al Premio Grafite 2015.Eccovi l'illustrazione premiata, dal titolo "Il vecchio e la Fata", ispirata ad una fiaba di "Le mille e una notte".