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venerdì 5 agosto 2016

Pontremoli, Sarzana e...l'importanza del sapere di latino.





 Pontremoli (MS)

 Pontremoli (MS)


Città appartata sotto i balzi della Cisa, Pontremoli sorprende per la sua bellezza. Medioevo e Rinascimento si fondono in architetture, monumenti, paesaggi, angoli palesi e talora nascosti. Di più, i negozi dal sapore antico apportano un tocco di splendore a questo borgo  della Lunigiana.
Quando mi è toccato ripartire, mi è dispiaciuto.


Pontremoli (MS)

Sarzana alterna monumenti antichi e moderni, chiese, statue, quadri, archi che interpretano la suggestione di una città di confine tra Liguria e Toscana.


Sarzana ( SP) Pieve di S. Andrea

Sarzana (SP) Porta Romana


"Quando farai lo spazzino, capirai l'importanza di sapere di latino!", pontificava con maligna loquela il mio austero e inflessibile professore delle lingue classiche.
Premesso che tutti i mestieri hanno pari dignità, non ho purtroppo mai avuto l'occasione di esercitare questa mansione che nel tempo è divenuta ambita e importante, a salvaguardia dell'ambiente e del decoro.



Ora però, tanti decenni dopo, visitando Luni, con il  Museo ed il Parco Archeologico, splendori di una città che fu importante porto romano prima di subire, proprio dal mare,  il saccheggio e la distruzione, mi accorgo comunque che quegli studi, quella preparazione classica, mi sono stati di decisivo aiuto per comprendere la bellezza delle vestigia rimaste, e per inquadrarle nella loro dimensione ed epoca storica.
Vestito idealmente da antico romano, ho potuto  immaginare gli intensi traffici d'allora, la cultura che permeava le opere e le costruzioni, il progresso repentinamente distrutto dai nuovi barbari invasori.


Luni (Ortonovo, SP); in lontananza, Nicola di Ortonovo (SP)


Luni, un luogo ricco di fascino e di storia che è importante visitare ed apprezzare. 

giovedì 7 luglio 2016

Boca


Per tradizione, la seconda domenica di settembre, la gente  del mio paese andava "in pellegrinaggio" a Boca.
La mattina, accudite le mucche, partivano in bicicletta gli uomini, in modo da raggiungere il Santuario in tempo per la interminabile "Messa Grande".
Nel pomeriggio, si avviavano a piedi le donne con qualche bambino.
Oltrepassata la cascina del Bergallo, superata la "Madonna della Rama", scalato il ripido "Motto dell'Asino", si abbandonava il sentiero nel bosco e ci si dirigeva verso la Baraggia di Boca, il paese dei due corridori ciclisti Piemontesi e Valazza. Loro che, in epoche diverse,  avevano dato lustro alla frazione. E che un piccolo monumento accanto alla chiesa accomuna ora nel ricordo.


A quel punto, io che mi ero attardato a cogliere more, bacche, mele selvatiche, rientravo nel gruppo e, insieme a tutti, raggiungevo attraverso i campi la meta.

Le donne andavano subito ad appoggiare le mani conto una roccia addossata al muro , che si riteneva miracolosa per il mal di schiena.


Poi si entrava per assistere ai "Vespri" pomeridiani. Io mi rannicchiavo in un angolo vicino alla Sacrestia a leggere il libro che mi ero portato da casa.

In quel Santuario neoclassico edificato su progetto dell'Antonelli e ricostruito dopo il crollo del 1907.
In quel paese di Boca, patria di un vino  pregiato, da bere "in meditazione", al  cospetto del giudice più severo: la nostra coscienza.



In quell'angolo un po' nascosto dove il bimbetto che ero vorrebbe tornare a sedersi per rileggere i libri di Jules Verne e rivivere  i sogni di allora. Quelli che si sono realizzati e quelli che si sono perduti.
Sbuffando magari un po' perché la lettura era finita ma non era ancora il momento di tornare a casa.
    

mercoledì 21 ottobre 2015

Friuli




Arrivo a Padova appena in tempo per l'inaugurazione della mostra nella stupenda "Sala della Gran Guardia", in Piazza dei Signori. Le opere selezionate  sono quelle del concorso "Il Sigillo", dedicato al 1915.

Padova, Palazzo della Gran Guardia
Giada si è piazzata al settimo posto a pari merito con l'illustrazione "Il riposo dei soldati".



Il mattino dopo partenza, in treno,  per il Friuli.

Era la sera del 6 maggio 1976, prestavo il servizio militare, e mi trovavo a cena con un amico in una pizzeria del centro, a Trento. Sentimmo un tremendo boato, corremmo fuori in strada, inseguiti da un giovanissimo cameriere che, non essendosi reso conto della situazione, temeva volessimo scappare senza pagare il conto. Era il terremoto.
 Non facemmo in tempo ad avere paura, tutto tornò normale in pochi istanti. Sentimmo in televisione che l'epicentro era nella zona di Gemona, in Friuli, ma che un bilancio non poteva essere fornito, perché la zona era isolata e non raggiungibile.
Bilancio che fu terribile, fatto di morti e di distruzioni oltre l'immaginabile.
Il resto appartiene, indelebile, alla Storia : la grande forza della gente friulana che ricostruì e dei tantissimi soldati che diedero un contributo formidabile e, a mio parere, insostituibile.


Gemona, Duomo di S. Maria Assunta
E' con questi pensieri, con queste emozioni, che arrivo a Gemona del Friuli e, dalla stazione, salgo a piedi verso il Centro.
Quel Duomo, ridotto a un cumulo di rovine, è perfettamente ricostruito tale e quale era prima. Nella sua maestà e con a fianco l'imponente campanile.

Un museo documenta in modo puntuale le fasi della distruzione e della ricostruzione.

Gemona, Duomo di S.Maria Assunta

Anche il paese di Venzone è rinato, ed è un autentico gioiello, con il riedificato Duomo dedicato a Sant'Andrea Apostolo, gli edifici, i negozi, il Museo.

Venzone, Cappella di San Michele

Arrivato ad Udine, scopro che una linea ferroviaria collega il capoluogo con Cividale. Salgo subito in treno e, nel poco tempo a disposizione, posso ammirare l'antichissimo duomo, riedificato nel '500, e che racchiude opere di Palma il Giovane ed Amalteo.

Cividale del Friuli, Duomo

A Palmanova visito le vestigia antiche di questa città fortezza, di forma poligonale, ricca di storia e di testimonianze antiche.

Palmanova, ponte dell'acquedotto veneziano a fianco di Porta Udine

L'ultima tappa, l'ultimo duomo (con la pala d'altare di Paolo Veronese)  a Latisana.

Latisana, Chiesa di San Giovanni Battista

A questo punto è giunto il momento di tornare a casa. 

domenica 13 luglio 2014

Omegna, dove la Nigoglia scorre all'insù!




Avevo portato a casa "una buona pagella" (molti decenni fa questo aveva un valore), tanto da convincere mio padre a premiarmi con una gita.

Erano tempi in cui le distanze, anche brevi, apparivano  indefinite e interminabili come Oceani.

La meta fu la città più popolosa  affacciata  sul Lago d'Orta : Omegna.
Il borgo della antica Collegiata di Sant'Ambrogio e dei fantasmagorici spettacoli pirotecnici delle feste di San Vito.


La voglia di conoscere ci diresse verso una particolarità che, credo, ha pochi eguali in Italia. Dal lembo estremo  del Lago si diparte la Nigoglia, il corso d'acqua citato dal grande scrittore omegnese Gianni Rodari.
Nel suo percorso di due soli chilometri, prima di confluire nello Strona, questo torrente scorre in direzione Nord, verso i monti, infrangendo una regola non scritta della Natura.

Sarà stata soprattutto una illusione ottica, ma sgranai gli occhi per lo stupore, nel vedere l'acqua che "saliva", anziché declinare a valle.



Un ricordo ed uno stupore che mi hanno riaccompagnato qualche giorno fa, ora come allora.

sabato 9 marzo 2013

Novara

Mi capita spesso di tornare a Novara, capoluogo della mia provincia.
Ritrovo il Broletto,



la cupola di San Gaudenzio,



il monumento alla Mondariso,



e, qualche volta, la nebbia fitta che imperversava allora.
Qui, per quattordici anni, ho varcato ogni mattina l'ingresso del mio posto di lavoro,puntuale alle 8,15, se il treno era puntuale.
Di quella scrivania, quei colleghi, quelle " carte " , conservo un  bellissimo ricordo e persino una foto ingiallita.


Alla sera tornavo a casa, soddisfatto ma consapevole che un altro petalo si era staccato dalla mia gioventù.