giovedì 6 luglio 2017

Nonna Sèta



Quel sabato, di prima mattina, mia nonna mi mandò a chiamare.
"Stammi vicino" mi disse, "sento che questo è il mio ultimo giorno".

Qualche ora dopo arrivò il dottore e, dopo averla visitata, potè solo  dichiarare: "E' una candela che si va spegnendo. Le ho fatto una iniezione, per un po' starà bene. Tornerò stasera alle dieci; se la reazione sarà stata positiva le prescriverò altre medicine...".

Durante il giorno vennero molte persone: i parenti, i vicini, gli amici. Nonna Sèta, nel suo letto, sorrideva a tutti. Diceva di essere contenta perché, a breve, avrebbe finalmente raggiunto quel suo figlio ucciso nel '36 in Abissinia, e gli sarebbe stata accanto per ogni attimo dell'Eterno.

Alle sei del pomeriggio bevve un po' di caffelatte, poi si assopì.
Quando, a tarda sera, il medico tornò puntuale, non poté che sederle accanto, tenerle la mano, e, prima di mezzanotte, chiudere le palpebre di quel volto intonato, fino all'ultimo istante, al sorriso.

In quell'ostile mese di marzo del novecentoottanta.




..."Mais je demande en vain quelques moments encore,
Le temps m'echappe et fuit;
Je dis a cette nuit: sois plus lente; et l'aurore
va dissiper la nuit"....
( A. de Lamartine)

venerdì 26 maggio 2017

Quell'ultimo schiaffo... ad Anagni.





Stupenda località, Anagni. Nota per aver dato i natali a quattro papi ed essere stata a lungo residenza pontificia.
Spiccano la Cattedrale di Santa Maria, il Palazzo di Bonifacio VIII, i resti delle Mura Ciclopiche, le dimore medievali. Nella "Sala dello Schiaffo", vi fu il celebre schiaffo dato da Giacomo Sciarra Colonna a papa Bonifacio VIII. Episodio rammentato da Dante Alighieri nel XX canto del Purgatorio.








Mi aggiro prudente e un pochino furtivo tra i vicoli medievali più bui e reconditi, alla ricerca di Giacomo Sciarra Colonna. Lo sento presente o almeno vicino ma, al tempo stesso irraggiungibile.
Sono passati più di settecento anni! Mi piacerebbe essere destinatario di un suo ultimo schiaffo, anche soltanto un buffetto vista la sua veneranda età. Magari in ossequio al mio cognome (solo quello, purtroppo) imperiale.


Ritornato oramai al binario del treno, ecco che mi raggiunge un ben assestato, solo metaforico, ceffone. Viene infatti annunciato che, a causa di un guasto alla Stazione Termini di Roma, il treno proseguirà con un ritardo imprecisato, sicuramente di ore... Grazie Sciarra Colonna per avermi riservato l'ultimo  schiaffo di Anagni!

venerdì 14 aprile 2017

Cordiali saluti da Nicorvo



Da decenni, in ogni località dove mi reco, compero una cartolina, che fisso poi sulla parte superiore di un foglio, mentre, sotto,  allego  una breve descrizione del luogo visitato e delle cose che vale la pena vedere.
La mia collezione è divenuta, col tempo, ponderosa e comprende grandi città ma anche minuscoli paesi. Se in qualche posto non trovo le cartoline, le cerco ai mercatini o su internet. L'importante è che costino poco.


Recentemente ho avuto una vecchia cartolina, piuttosto sgualcita (e quindi alla portata delle mie tasche), che raffigura la chiesa di Nicorvo, paesino della Lomellina.
Reca il timbro postale 5-8-1927, è indirizzata a Buenos Aires (Argentina) e, fittamente scritta, riporta i saluti dei genitori al figlio emigrato.
Il papà e la mamma, oltre a fare gli auguri di buon onomastico e a scusarsi per non aver potuto scrivere l'anno prima, chiedono, con affetto ed apprensione, notizie sulle condizioni di salute.

Avrà mai risposto quel figlio? La vicenda sarà stata a lieto fine?
Immagino di sì, perché la missiva è tornata in Italia, fino a far parte, novant'anni dopo, della mia forse banale collezione. A rappresentare non soltanto un piccolo paese di Lombardia, ma, di più, la nobiltà d'animo dei mittenti.



Perché tanto significa una piccola, vecchia, sgualcita cartolina !

venerdì 24 marzo 2017

... quanto tempo è passato ! ...


M'è sempre piaciuto viaggiare. Per molti anni, senza un soldo in tasca, soprattutto in bicicletta. Itinerari lontani e improponibili.
Quando il prete del mio paese organizzò una gita di più giorni in Toscana, solo lui riuscì a convincere mio padre a versare i soldi necessari.
Ricordo come fosse ieri quel viaggio: Lucca, Pisa, Lago di Massaciuccoli, viale dei Cipressi di Bolgheri, Piombino, isola d'Elba (nella foto ero a Marina di Campo) e, prima del ritorno, Firenze.



L'altro problema era la macchina : solo auto vecchie ed usate. Fu una conquista la mia 127 azzurra!


La terza foto è di questi giorni : come passa in fretta il tempo !

mercoledì 15 febbraio 2017

L'ultimo canestro






Ce l'aveva preannunciato: era l'ultimo anno. Dopo più di due decenni che giocava a basket, concedeva a se stesso, e ai suoi due tifosi al seguito, io e Lele, un'ultima stagione agonistica, sia pure nella categoria più bassa.
Fu, comunque, un campionato ricco di vittorie, tanto che la squadra raggiunse la finale per il primo posto. Un campionato giocato da parte sua con grande impegno e metodo, sia in allenamento che in gara, un esempio per i più giovani.
L'altra finalista era però più forte, non ci fu storia. Al termine, come sempre, tutti e tre in pizzeria. Era una serata piovigginosa, ma la pioggia era così fine che, quando ce ne andammo, dimenticai l'ombrello. 
"Non c'è problema, lo recupererò l'anno prossimo!", dissi senza convinzione, perché sapevo bene che non saremmo più tornati. Quella era l'ultima partita.
Sulla via del ritorno da Borgosesia, in vetta al passo della Cremosina, a mezzanotte passata, ci attraversò la strada una volpe con i suoi volpacchiotti. Si fermarono un istante ad osservarci con il loro sguardo irridente. Un segno, forse, per farci comprendere che il tempo di quel cantuccio di spensieratezza era inderogabilmente scaduto.

lunedì 16 gennaio 2017

Tempi antichi

I rovi hanno invaso molti dei timidi sentieri calpestati dalla gente del mio paese per raggiungere, nel passato, le fornaci, i campi, i vigneti dove si andava  a lavorare.



Sembrerebbero ancora transitabili, pur con l'avanzare della boscaglia, i tragitti campestri che venivano praticati, nel passato, per raggiungere la Madonna della Rama.
Il primo partiva dalle cascine del Bergallo e  saliva il modesto pendio del Motto dell'Asino.
Il secondo iniziava alla frazione Carlottina e, traversato il torrente Sizzone, allora pescoso e gonfio di acqua,  lambiva le Pianazze prima di raggiungere la meta.



Lo sbocco di entrambi era sullo "stradonino" per Maggiora, non lontano dal convento e dalla chiesa della Madonna della Rama.
Questi edifici, costruiti nel '500  su  impulso di Giovanni Galeazzo Maria Visconti, nobile di Fontaneto d'Agogna, esistono tuttora, sia pure non più adibiti ad attività religiosa, e attualmente di proprietà privata. Soprattutto la chiesa non è in buono stato di conservazione.    



Il complesso, affidato illo tempore agli Agostiniani, vide a lungo, in quei tempi bui, una strana coabitazione tra i religiosi ed i briganti barbavari, che spesso vi trovavano riparo.
Nell'edificio di culto erano notevoli gli affreschi, di cui rimane oggi qualche parziale vestigia e che sono databili al XVI secolo.

Quante leggende sono fiorite su questi luoghi, quante pagine di storia apparentemente minore si sono scritte in queste lande!  Luoghi di devozione, arte, leggenda, lavoro, di cui si affievolisce la memoria con il passare delle generazioni  e con l'avanzare dell'incolto.

Torrente Sizzone
matite colorate su carta

venerdì 16 dicembre 2016

Il Natale di nonno Pietro


 Questo post partecipa al "Calendario dell'Avvento" di Sciarada, del blog Anima Mundi



Abitavo in quella casa in mezzo al prato, dove già a gennaio spuntavano i bucaneve sulla riva della roggia, e poi, a febbraio, apparivano, timidi e gialli, i fiorellini del corniolo. C'erano fiori tutto l'anno, fino a dicembre quando avvizzivano le ultime rose.


Mio nonno Pietro era tornato a casa proprio alla vigilia di Natale del 1957, dopo mesi di  "corsia" in ospedale, per una malattia che non si sapeva bene, forse, quale fosse.
La mattina della Festa si era alzato presto, malfermo ma sorridente, per godersi un'ultima volta quella ricorrenza speciale.
Alla sera, prima di andare a dormire, fece staccare dalla parete una piccola scultura in legno che raffigurava san Pietro, e la consegnò a mio papà Gaudenzio.


L'otto di gennaio, rimasi a casa da scuola e mi avviai verso un vicino, il Luisin, che era costretto dalla malattia tutto il giorno su una sedia.
Da lì vidi passare il carucion nero, che portava mio nonno verso l'Eterno. La nevicata era fitta e incessante, ma molta gente seguiva in processione.
Siccome a casa non era rimasto nessuno, il postino Natalin, consegnò a me una lettera raccomandata per mio nonno. Venne aperta nel pomeriggio: era la conferma, con un piccolo ritardo di dieci anni, che la domanda di pensione di nonno Pietro era stata accolta.
C'era anche un post scriptum: se il domicilio fosse nel frattempo cambiato, occorreva inviare il nuovo certificato di residenza.
Non mi persi d'animo ed imbucai subito una letterina diretta a Gesù Bambino, lassù, che provvedesse lui , per competenza territoriale, al rilascio ed all'inoltro. Perché non mancasse a mio nonno qualche soldino per la scigala, il quartino di vino ed un tabarro caldo per i rigori dell'inverno.



Nel novecentosettantanove, prima che mi sposassi, mio padre donò a me il "San Pietro", che custodisco tuttora. E che sarà un giorno di Giada, poi di Ale, e poi chissà... 


dedicato ad Ambra ed Alessandro

La prossima finestra del Calendario dell'Avvento si aprirà sul blog  Me & Loro di Lorenza