martedì 8 novembre 2011

Mio padre e il ragioniere

C'erano poche comodità. D'inverno si stava al caldo nella stalla, nella bella stagione ci si lavava nelle rogge. Io, minuscolo com'ero, avevo un vantaggio, occorreva poca acqua per me.
Mio papà Gaudenzio coltivava barbatelle, le talee della vite.
Il ragioniere faceva l'assicuratore, veniva una volta all'anno dalla città, con la sua millecento, a riscuotere la polizza incendio.
Per noi era una festa, e lui si fermava volentieri a cena.
Risotto, quello buono con i fagioli, preparato dalla mia nonna, salami della duja, una fetta di gorgonzola, corniole e pere del nostro giardino.
Una bottiglia di Greco bianco, della collina dei Dinuni, sopra la frazione Balchi.



Brava persona, esperto di infinite cose, il ragioniere aveva molta influenza su mio padre, soltanto lui poteva convincerlo a comperare gli strumenti della modernità.
Era il mio alleato.
Nel '56 lo invogliò ad acquistare l'automobile, una giardinetta belvedere.
L'anno dopo, la televisione: "Gaudenzio, è un sacrificio per te. Ma aiuterà il tuo bimbo, che comincia le elementari, a riuscire negli studi. Me lo vedo studiare legge, diventerà, forse un giorno, qualcuno...".
Poi i servizi igienici in casa.
"Sì, è una comodità, ma ogni volta mi costerà almeno una lira", tentò una difesa mio papà.


Avevo sedici anni quando il ragioniere prese commiato, andava in pensione.
"Venite a trovarmi, vi offrirò il caffè del bar. E tu, Costantino, studia!".

A ventitrè anni mi laureai in legge. Il mio svagato modo di essere mi impedì di festeggiare. Però mi venne in mente, con un non percepito sorriso, che una missione era compiuta.
Ma erano, ormai, gli anni settanta.
E la televisione, spesso, la spegnevamo annoiati.

venerdì 4 novembre 2011

Un premio da "L'angolo di Malù"

Avevo partecipato al concorso indetto da Malù sul blog "L'angolo di Malù".
Essendo risultato uno dei vincitori, vi mostro i bellissimi premi che Malù mi ha inviato, con un pensiero molto gentile anche per Giada.





Grazie Malù per i premi inviati, molto belli e molto graditi.

venerdì 21 ottobre 2011

La Valcuvia ed il "Pretore di Cuvio"

E' piacevole dedicare una giornata di sole alla bellezza difficile della Valcuvia.
Partiti da Casalzuigno, dopo una visita alla cinquecentesca Villa Della Porta-Bozzolo, lambita Arcumeggia, borgo dipinto, raggiunto Cuveglio, ci si trova, sorpresi, tra il verde intenso ed il profumo selvatico dei boschi.
Una meta è Cuvio, il capoluogo.

La seicentesca chiesa dei Santi Pietro e Paolo, il coevo Palazzo Cotta-Litta-Arese (con il grande scalone), il Parco, le strette viuzze, i vecchi palazzi: come non poteva trarvi ispirazione Piero Chiara?
Cuvio, paese tranquillo e poco abitato, non credo sia mai stato sede di una pretura.
Ma era lo scenario adatto perchè il grande narratore di Luino vi ambientasse una delle sue belle vicende.


Comprai Il Pretore di Cuvio nel 1973, appena edito da Mondadori.
Mi attraeva il dipinto di sovracoperta di Franco Gentilini, Adamo ed Eva, di cui mi ammaliava il volto di donna.
Somigliante come una goccia d'acqua al viso di una ragazza che conoscevo, e mi ostinavo a non dimenticare.
Non poteva non chiamarsi Augusto Vanghetta, il protagonista, divenuto pretore per caso e per fortuna (era un "mortarino").


L'Ufficio nell'ampio scalone di un palazzo seicentesco dove troneggiava la targa "Gabinetto del Pretore" era la sua tardiva vittoria.
La moglie giovane, malinconica, disperata dimagriva fino alla liquefazione. Ma la magrezza, il busto esile, esaltavano la sua bellezza.
Brutto come la notte lui, sciupata, ma bella e giovane lei...
Lessi d'un fiato il volume fino alla pagina 136, l'ultima. Un gran libro. L'ho ripreso oggi: una "storia" da leggere, più che da recensire...


Piero Chiara, Il pretore di Cuvio, Arnoldo Mondadori Editore, prima edizione marzo 1973

lunedì 17 ottobre 2011

Un mio post su "La casa yemenita"

(fotografia di Giada)


Su gentilissimo invito di Red, ho pubblicato sul blog collettivo La casa yemenita il mio scritto "Un paese come tanti".

Vi prego, se volete, di andare a leggere il mio post (cliccate QUI) e di scrivere direttamente su "La casa yemenita" il vostro commento.

Il blog è molto interessante e i post degli altri co-autori, meritano veramente di essere letti e commentati.

mercoledì 21 settembre 2011

La scuola del mio paese ed il pruno selvatico

Nel mio paesello la scuola era grande, circondata da un amplissimo cortile.
Gli alunni erano pochi, con una sola maestra, che insegnava a tutte le classi assieme.
Era inevitabile che le lezioni fossero, ogni anno, eguali, sia in prima classe, sia in seconda, sia in terza.

Dalla finestra scorgevo, proprio all'estremo lembo del cortile, un arbusto di pruno selvatico.


Ne vedevo formarsi le gemme, dischiudersi i fiori, apparire le foglie e poi i frutti, molto piccoli, poco più di un chicco di uva regina.
Aumentavano gradualmente di dimensione, assumevano colore, sempre più scuro con il declinare della primavera verso l'estate.
Ai primi di giugno, però, le lezioni ultimavano; il cancello della scuola veniva sprangato ed io, a bocca asciutta, cominciavo le vacanze.
Quei frutti maturavano col caldo della piena estate, a scuola chiusa, e non ho mai potuto gustarli.

Frutti aspri di un alberello spinoso.

Mi allontanavo mesto, con una insaziata acquolina in bocca.
"E' molto studioso, preferisce la scuola alla vacanza" diceva la gente vedendomi triste, ed è un'etichetta che, a sessant'anni, mi porto ancora appresso, immeritata.
Anch'io, invece, gradivo correre per prati e campi, popolare le rogge di barchette di carta, inseguire libellule e maggiolini, cogliere pesche e cetrioli.

Ero triste soltanto perchè, neppure quell'anno, ero riuscito nel mio intento.
Tutto questo per pochi, piccoli, aspri frutti di un pruno selvatico.

Oggi l'edificio della scuola è diventato un circolo ricreativo, ed al posto del pruno c'è un gioco delle bocce.

martedì 6 settembre 2011

Curtatone: le Grazie, il Coccodrillo, i Madonnari, il Mincio

Curtatone, un nome che rimane impresso per via della battaglia combattuta il 29 maggio 1848.
Molto noto il suo Santuario, nella frazione Grazie, consacrato nel 1406 e meta di visitatori da ogni dove. Esternamente si nota ancora l'originario stile gotico lombardo, pur in presenza di rimaneggiamenti.
L'interno è ricco di statue, ex voto, dipinti pregevoli (a mano di Giulio Romano, Lorenzo Costa, del Bonsignori).
Era da tempo che volevo andarci incuriosito da tre cose: i Madonnari all'opera il 15 agosto di ogni anno, il Coccodrillo, il Mincio.
L'occasione è venuta quest'anno a Ferragosto, aggregandomi ad una comitiva in partenza da Borgomanero.
Dopo aver fermato lo sguardo sul bellissimo porticato e sulla facciata, sono entrato in un Santuario affollatissimo, a cercare subito, tra tante opere d'arte, il Coccodrillo imbalsamato appeso al centro della navata.


All'uscita, come non apprezzare le opere dei Madonnari, intenti a dipingere sull'asfalto, con gessetti colorati, effimere immagini sacre? Opere non facili da realizzare, tra una marea di gente e con un caldo soffocante.



Uno spettacolo unico nella sua semplicità.



Dopo un lauto pranzo a base di specialità locali, tutti in battello a navigare sul Mincio, attorno a Mantova.
Abbiamo osservato lo spettacolo selvaggio dei canneti, la impressionante distesa dei fiori di loto, fieri ed intensi come sguardi innamorati.
A riva, la città di Mantova, col Palazzo Ducale ed il Castello di San Giorgio.

venerdì 19 agosto 2011

Aletsch, Jungfrau, io, Tartarino

Cosa facevo io di fronte al ghiacciaio Aletsch in una domenica di tardo luglio, temperatura zero gradi, mentre alcuni ragazzi svizzeri, tutti rigorosamente biondi, si lanciavano gioiosamente palle di neve? (Ed io che credevo che solo in Italia fosse consentito tirare palle di neve!)



 
E cosa faceva, dal lato opposto, Tartarino il prode tarasconese, reduce dall'epica avventura africana? Stava forse tentando goffamente la scalata dello Jungfrau, la vetta svizzera per eccellenza? (Bellissima l'interpretazione televisiva di Tino Buazzelli, tanti anni fa).



Io ero arrivato qui valicando il Sempione, dove ero passato a fianco della grande Aquila napoleonica.
Avevo raggiunto in funivia Bettmeralp, con la chiesa di St. Michael, le casette montane, i balconi fioriti, a 1957 metri d'altitudine.




Poi decisamente più in alto, con la cabinovia, ad ammirare il ghiacciaio più esteso d'Europa, Patrimonio Unesco Jungfrau - Aletsch, ed a volgere lo sguardo su di un Vallese pittoresco, solcato dalle acque del Rodano.
Ne valeva la pena, e l'emozione di quel freddo estivo lo conservo nel fardello, sempre più greve, del mio aver vissuto.


Bibliografia: Tartarino di Tarascona, Tartarino sulle Alpi, Oscar Mondadori, 1°edizione settembre 1968