lunedì 17 ottobre 2011

Un mio post su "La casa yemenita"

(fotografia di Giada)


Su gentilissimo invito di Red, ho pubblicato sul blog collettivo La casa yemenita il mio scritto "Un paese come tanti".

Vi prego, se volete, di andare a leggere il mio post (cliccate QUI) e di scrivere direttamente su "La casa yemenita" il vostro commento.

Il blog è molto interessante e i post degli altri co-autori, meritano veramente di essere letti e commentati.

mercoledì 21 settembre 2011

La scuola del mio paese ed il pruno selvatico

Nel mio paesello la scuola era grande, circondata da un amplissimo cortile.
Gli alunni erano pochi, con una sola maestra, che insegnava a tutte le classi assieme.
Era inevitabile che le lezioni fossero, ogni anno, eguali, sia in prima classe, sia in seconda, sia in terza.

Dalla finestra scorgevo, proprio all'estremo lembo del cortile, un arbusto di pruno selvatico.


Ne vedevo formarsi le gemme, dischiudersi i fiori, apparire le foglie e poi i frutti, molto piccoli, poco più di un chicco di uva regina.
Aumentavano gradualmente di dimensione, assumevano colore, sempre più scuro con il declinare della primavera verso l'estate.
Ai primi di giugno, però, le lezioni ultimavano; il cancello della scuola veniva sprangato ed io, a bocca asciutta, cominciavo le vacanze.
Quei frutti maturavano col caldo della piena estate, a scuola chiusa, e non ho mai potuto gustarli.

Frutti aspri di un alberello spinoso.

Mi allontanavo mesto, con una insaziata acquolina in bocca.
"E' molto studioso, preferisce la scuola alla vacanza" diceva la gente vedendomi triste, ed è un'etichetta che, a sessant'anni, mi porto ancora appresso, immeritata.
Anch'io, invece, gradivo correre per prati e campi, popolare le rogge di barchette di carta, inseguire libellule e maggiolini, cogliere pesche e cetrioli.

Ero triste soltanto perchè, neppure quell'anno, ero riuscito nel mio intento.
Tutto questo per pochi, piccoli, aspri frutti di un pruno selvatico.

Oggi l'edificio della scuola è diventato un circolo ricreativo, ed al posto del pruno c'è un gioco delle bocce.

martedì 6 settembre 2011

Curtatone: le Grazie, il Coccodrillo, i Madonnari, il Mincio

Curtatone, un nome che rimane impresso per via della battaglia combattuta il 29 maggio 1848.
Molto noto il suo Santuario, nella frazione Grazie, consacrato nel 1406 e meta di visitatori da ogni dove. Esternamente si nota ancora l'originario stile gotico lombardo, pur in presenza di rimaneggiamenti.
L'interno è ricco di statue, ex voto, dipinti pregevoli (a mano di Giulio Romano, Lorenzo Costa, del Bonsignori).
Era da tempo che volevo andarci incuriosito da tre cose: i Madonnari all'opera il 15 agosto di ogni anno, il Coccodrillo, il Mincio.
L'occasione è venuta quest'anno a Ferragosto, aggregandomi ad una comitiva in partenza da Borgomanero.
Dopo aver fermato lo sguardo sul bellissimo porticato e sulla facciata, sono entrato in un Santuario affollatissimo, a cercare subito, tra tante opere d'arte, il Coccodrillo imbalsamato appeso al centro della navata.


All'uscita, come non apprezzare le opere dei Madonnari, intenti a dipingere sull'asfalto, con gessetti colorati, effimere immagini sacre? Opere non facili da realizzare, tra una marea di gente e con un caldo soffocante.



Uno spettacolo unico nella sua semplicità.



Dopo un lauto pranzo a base di specialità locali, tutti in battello a navigare sul Mincio, attorno a Mantova.
Abbiamo osservato lo spettacolo selvaggio dei canneti, la impressionante distesa dei fiori di loto, fieri ed intensi come sguardi innamorati.
A riva, la città di Mantova, col Palazzo Ducale ed il Castello di San Giorgio.

venerdì 19 agosto 2011

Aletsch, Jungfrau, io, Tartarino

Cosa facevo io di fronte al ghiacciaio Aletsch in una domenica di tardo luglio, temperatura zero gradi, mentre alcuni ragazzi svizzeri, tutti rigorosamente biondi, si lanciavano gioiosamente palle di neve? (Ed io che credevo che solo in Italia fosse consentito tirare palle di neve!)



 
E cosa faceva, dal lato opposto, Tartarino il prode tarasconese, reduce dall'epica avventura africana? Stava forse tentando goffamente la scalata dello Jungfrau, la vetta svizzera per eccellenza? (Bellissima l'interpretazione televisiva di Tino Buazzelli, tanti anni fa).



Io ero arrivato qui valicando il Sempione, dove ero passato a fianco della grande Aquila napoleonica.
Avevo raggiunto in funivia Bettmeralp, con la chiesa di St. Michael, le casette montane, i balconi fioriti, a 1957 metri d'altitudine.




Poi decisamente più in alto, con la cabinovia, ad ammirare il ghiacciaio più esteso d'Europa, Patrimonio Unesco Jungfrau - Aletsch, ed a volgere lo sguardo su di un Vallese pittoresco, solcato dalle acque del Rodano.
Ne valeva la pena, e l'emozione di quel freddo estivo lo conservo nel fardello, sempre più greve, del mio aver vissuto.


Bibliografia: Tartarino di Tarascona, Tartarino sulle Alpi, Oscar Mondadori, 1°edizione settembre 1968 

sabato 30 luglio 2011

Tra il bosco e l'autostrada: la fontanella di San Martino


Altri tempi, si viveva in maniera più semplice, tante comodità, in campagna, non esistevano.

D'estate, quando l'afa diventava opprimente, ma si era costretti lo stesso a lavorare la terra anche col sole a picco, se si aveva sete c'era soltanto l'acqua del pozzo.

Un refrigerio era la fontana di San Martino, una fontanella in mezzo al bosco da cui sgorgava acqua fresca, leggerissima, dissetante.
Noi ragazzini ci arrivavamo in bicicletta e, dopo avere placato la nostra arsura, riempivamo qualche bottiglia per gli adulti che stavano lavorando.


Tanti anni dopo, la fontana di San Martino c'è ancora, la sua battaglia per sopravvivere l'ha vinta.
Lo scenario è, però, profondamente mutato.
Non c'è più il sito rustico, selvatico, poetico, vagamente melanconico di allora; attorno non più il bosco fiorito di crochi, anemoni e bucaneve, ma nelle vicinanze case, industrie, l'autostrada.

E una scalinata, bella e tenuta bene in ordine, che conduce alla piccola sorgente.

Una parte di poesia il progresso l'ha fagocitata ma, ancora, parecchia gente va fin lì per cercare, e forse ritrovare, tra realtà e immaginazione, il sito ameno di una volta.

martedì 19 luglio 2011

Gemonio paese di artisti: Nicola Pezzoli scrittore

Gemonio è il borgo del grande scultore Floriano Bodini, uno dei fondatori del movimento "Realismo esistenziale".
E, proprio al confine, a Cocquio, visse Innocente Salvini, eccellente pittore sottovalutato in vita ma di straordinaria capacità.

A Gemonio vive l'ottimo scrittore Nicola Pezzoli, autore del libro Tutta colpa di Tondelli, edito nel 2008 da Kaos Edizioni.
Nel blog di Pezzoli (cliccare QUI per entrare) ho apprezzato molti inediti di grande interesse, da leggere subito, in attesa della pubblicazione.
Tra le Poesie del poeta pentito la mia preferita è Io,  che ho inteso come un dialogo in versi tra una persona ed il suo inconscio, che cercano di incontrarsi ed immedesimarsi.

I racconti sono tutti molto belli.
In Pazzoteca La Paz ad esempio, ho riscontrato un modo di raccontare nuovo, originale, irriverente, un linguaggio personale, proprio di un autore nato per scrivere, degno di essere letto.
Singolare la condanna inflitta al protagonista. Non la galera (banale), non l'internamento in Pazzoteca (pena troppo blanda), ma una punizione esemplare: trovare impiego in un call center e rifilare ai malcapitati interlocutori versi orrendi e di dubbio significato.


 Gemonio, chiesa di San Pietro (sec. X - XI)
monumento nazionale

lunedì 4 luglio 2011

Amici Artisti

Vi presento qui di seguito le opere di alcuni amici pittori, scultori, fotografi della mia zona, che hanno abbellito, per il giorno dell'inaugurazione della nuova sede, l'Ufficio dove presto la mia attività lavorativa.
A loro tutti un GRAZIE!, per la gentilezza e per la qualità delle opere.

 Mauro Borzini 
fotografia

Patrizia Cometti
fotografia

Chiara Fioramonti 
pittura

Matteo Fioramonti 
scultura

Antonella Frignani  
pittura

 Federico Gritti
fotografia

Giada Ottone
pittura

Maurizio Polato
pittura