venerdì 13 febbraio 2015

Valduggia: un paese, un grande pittore.


Quante volte capita di transitare accanto ad un centro abitato e proseguire senza fermarsi perché "lì non c'è niente di importante da vedere"!
Giudizio quasi sempre  avventato.


Valduggia, nella Bassa Valsesia, dedica una via, una piazza, un monumento al grande pittore Gaudenzio Ferrari, il  più illustre dei suoi concittadini, che qui nacque nel 1471.
Le sue opere sono racchiuse in importanti Musei di tutto l'orbe terracqueo, ed i suoi affreschi troneggiano in molte chiese dell'Italia del Nord.



Potete entrare, qui a Valduggia, nella Chiesa di San Giorgio ad ammirare una "Natività", attribuita  a lui o alla sua scuola, oltre ad un polittico di Bernardino Lanino, forse il migliore tra i suoi allievi.


E, se alzate lo sguardo, incontrerete il Monte Fenera , con il suo Parco Naturale.
Ma anche i boschi della "Soliva" dove papà Gaudenzio portava, con la vecchia giardinetta belvedere, il piccolo Costantino a cercare funghi porcini. 


giovedì 15 gennaio 2015

A Nizza, cinquantasette anni dopo

Questo post è, a modo suo, il seguito di Gnisin, che potete leggere qui.




Al mattino raggiungo Lucéram, paese medievale stretto attorno alla Chiesa di Santa Margherita, e dominato dalla vetta di Pietra Cava.  E' il borgo dei presepi e del Natale.


Ed eccomi a mezzogiorno, più di cinquantasette anni dopo, a Nizza, in Place Massena.
E' una giornata piovosa, ma tiepida, di dicembre. Non mi spaventano i nuvoloni neri che dominano là in fondo il cielo sopra l'aeroporto.




Raggiungo il lungomare, scendo in spiaggia e mi diverto, come un tempo, ad attendere le onde e a tirarmi indietro un attimo prima che arrivino ai miei piedi.
Arrivo al luogo di partenza del trenino, per un giro veloce che lambisce tutti i luoghi illustri della città, ed ascolto con le cuffie, la storia, un po' "francesizzata", di Nizza e dei suoi monumenti.

Si sale fino al colle dove un tempo svettava il Castello. Il panorama, da lassù, è tra i più belli.
Un ultimo fiorellino di bouganville resiste timido alle prime temperie d'inverno.

Entro al Mc Donald a bermi un caffè e ad attendere l'orario per il ritorno.
E quando salgo in pullman: "Addio Gnisin, non aspettarmi, sto diventando vecchio, perdo la voglia di viaggiare. Non tornerò più".

"Arrivederci Custantin, in altro luogo, forse un giorno..."


venerdì 19 dicembre 2014

Prima di Natale, nel bosco della Torba.

Questo post è parte del Calendario dell'Avvento ideato da Sciarada del blog Anima Mundi.



Anticipava, mio padre, di qualche giorno, le nevicate che, di lì a poco, sarebbero giunte copiose. Partiva al mattino presto, quando era ancora notte, con il carro trainato dalle due mucche, la Vispa e la Doma. Percorreva la statale, che già si chiamava così ma non era neppure asfaltata.
Il tragitto era di chilometri, la meta era il bosco della Torba, in comune di Romagnano Sesia. Qui il freddo pungente non impediva il lavoro, duro e ininterrotto.



Poco per volta, il carro veniva caricato con strame, paglierina, foglie ingiallite, da utilizzare  prima come letto delle mucche, dopo  come prezioso letame. Poi, fascine di rami secchi, il tronco di un albero divelto dal tempo,  rami di ginestra da trasformare in rustiche scope.
Nella sporta, che all'andata conteneva pane, salame, una fetta di gorgonzola ed una bottiglia di vino della Baraggetta, il mio papà riponeva le ultime castagne rimaste nel bosco, prunoli ammezziti dal gelo, qualche funghetto rosso che si era nascosto tra il fogliame. Ed ancora un fiorellino superstite dalla bella stagione, tante  nocciole selvatiche scampate alla fame degli scoiattoli.



Il ritorno avveniva quando faceva già buio. Tanto, allora, di automobili  non ne circolava nemmeno una. Se le mucche non ce la facevano più, si metteva lui davanti, a trainare loro ed il carro. Con la forza disperata di chi doveva tirar grande il proprio bimbo senza "fargli mancare niente".



L'amico Roberto che mi ha accompagnato alla Torba

E' soltanto, la mia, una semplice storia che  si conserva da decenni tra le betulle, le querce di Slavonia, le acque dello Strego. La diffonde in questa stagione il vento frizzante che annuncia l'arrivo di un ennesimo inverno.


La finestra di domani verrà aperta da Elettra del blog Ad Maiora.
      

martedì 2 dicembre 2014

Premi

Due premi vinti con i miei piccoli racconti:
- a Bricherasio (TO), attestato di merito con "Il giocatore di calcio balilla"
- al contest "Seconda stella a destra" organizzato dall'Associazione Gluten Free Travel & Living addirittura il 2° premio con "Armeno, il paese che mi sembrava in capo al mondo".

Giada vi ringrazia per il vostro apprezzamento ed il vostro sostegno che hanno contribuito a farle vincere il concorso "La Tela del Mese".



Grazie a tutte/i, a presto!

lunedì 3 novembre 2014

Concorso "La Tela del Mese"



Mia figlia Giada è tra i dodici finalisti del concorso "La Tela del Mese" sul sito Pittura e Dintorni.
 
Il vincitore sarà scelto tramite votazione on line: chiunque può esprimere la sua preferenza, anche i non iscritti ai social network: è sufficiente andare su questo link 
cliccare sul pallino sotto al dipinto, poi su "invia il tuo voto" e infine confermare.
Il voto può inoltre essere ripetuto dopo ogni 24 ore, fino al 30 novembre.
 
Se vi piace il dipinto di Giada, potreste aiutarla a vincere con i vostri voti?
Grazie a tutti!

giovedì 30 ottobre 2014

Gnisin





Mia nonna, raggiante, mi diede la grande notizia. Avrei accompagnato, durante le vacanze di Pasqua, gli zii a casa dei parenti di Nizza.
Sul sedile posteriore dell'auto guidata da un amico che si chiamava "Custantin" come me, traversai veloce il Piemonte fino ai tornanti del Colle di Tenda.
In vetta, alla frontiera, una brutta nuova : sul mio permesso mancava un timbro.
Senza perderci d'animo, tornammo tutti a Limone Piemonte dove il documento venne  subito regolarizzato e uno degli addetti, vedendomi impaurito, mi regalò una buonissima "veneziana" che divorai subito.

Percorremmo, nel pieno della notte, il tragitto difficile del versante francese, fino alla Costa Azzurra. Scoprii il mare: nelle sue onde si riflettevano le luci diffuse della città di Mentone.
Quasi giunti alla meta, mi addormentai.

Al risveglio, ero  attorniato da due persone che mi sembravano anziane. Non parlavano francese , ma un italiano frammisto a qualche parola del nostro dialetto.
C'erano pronti dei dolci, ma lui, Gnisin, mi faceva fretta : "Costantino, rimarrai pochi giorni con noi, ed io ho l'incarico di farti ammirare tanti posti di questa terra che non è la mia, ma è così bella!".
Andammo prima di tutto nella  villa vicina, di cui lui, pensionato, curava il giardino. Vidi fiori mai immaginati e colori che scalfivano il sogno. Un altro mondo, un'altra natura per me che conoscevo i gigli d'acqua delle rogge dei prati.
Fu poi la volta del centro di Nizza, Cannes, Antibes, per arrivare, l'ultimo giorno, a Monaco.

Sgranavo gli occhi nelle sale del Museo Oceanografico, dove mi facevo largo a forza tra i tanti visitatori.
 Di colpo il Museo si svuotò: si era sparsa la voce che stava per passare, là fuori, la bellissima moglie del Principe. "Io voglio rimanere", mi impuntai, " è una donna come tutte le altre !"
Per fortuna solo Gnisin mi ascoltò, e potemmo continuare, senza più ingombro, la scoperta delle meraviglie marine.

Ed infine : "Ciao Costantino, torna presto, mi sono divertito tanto anch'io ad accompagnarti".

Sono passati gli anni, ho vagato per l'Italia paese per paese, alla ricerca delle più belle Madonne dipinte e dei colori più azzurri. Molte volte, imitando il Poeta latino, ho cambiato cielo, forse non animo. A Nizza, però, non sono più tornato.
E non ho nemmeno il coraggio di farlo adesso, non voglio che Gnisin interrompa la pace dei Buoni e scenda laggiù ad accompagnarmi per le sale dell'Acquario, che l'altra volta erano rimaste indietro.

O... forse ho sbagliato tutto, e lui attende paziente, seduto su un paracarro ( ma come fa ad esserci un paracarro nel centro caotico di quella città ?) per riprendere un discorso sospeso nel vuoto degli anni.
Adesso che ho io la sua età di allora ed è il mio turno di sembrare vecchio...

giovedì 2 ottobre 2014

Zuccarello, in Liguria. Una storia d'amore importante.


Si è spopolato nei decenni il paese di Zuccarello, ma conserva l'essenza di borgo medievale tra i più belli. Dominato, da lassù, dai resti imponenti del Castello, già documentato nel milleduecento.
Qui nacque, e crebbe, una leggiadra ragazza, che a questo paese ha dato celebrità.



Non mi sono documentato sul suo modo di vivere, su quanto tempo dimorò qui, ma la immagino sortire dalla dimora avita, percorrere porticati e carrugi, entrare a volte nella Chiesa di San Bartolomeo.



Traversare il torrente Neva, sovrastato ancor oggi dall'ardito ponte medievale.
 Incrociò mai, quella ragazza, gli sguardi intensi e segretamente innamorati dei giovanotti del volgo?
Lei che era destinata, però, in sposa,  non ad uno di loro, ma ad un marito di alto lignaggio.
Perché era la figlia del Marchese!


Volano gli anni, impercettibili e veloci. Più di quaranta ne sono passati, da quando sono entrato nel Duomo di Lucca, ed ho ammirato il monumento funebre della sposa di Paolo Guinigi, Signore della città, morta nel dare alla luce la figlia secondogenita.
Sono rimasto senza parole, quel giorno, di fronte alla bellezza, alla grandezza artistica di questa stupenda opera di Jacopo della Quercia. E mi sono commosso per quel cagnolino scolpito, simbolo di fedeltà eterna.


Solo pochi giorni fa ho visitato Zuccarello, dove Lei nacque e percorse la sua prima tappa di vita.


Lei che era Ilaria del Carretto (1379 - 1405), destinata ad imperitura memoria.