Quell'anno frequentavo, se ben ricordo, la quarta ginnasio. Il professore di
educazione fisica era uno studente universitario, arbitro di calcio e con una
grande passione per la montagna. Quando faceva brutto tempo e la pioggia
impediva gli esercizi all'aperto, lui proiettava in aula le diapositive della
Valgrande, di cui sarebbe divenuto, negli anni a seguire, appassionato cantore.
Appresi da lui una vicenda molto particolare, sospesa a mezzo fra storia e
leggenda.
Infuriava ancora la guerra quando il nuovo parroco arrivò a Cicogna ,
minuscolo borgo disperso fra i monti. Per alleviare le ristrettezze di quegli
anni perigliosi e difficili, il sacerdote teneva alcune galline in un modesto
pollaio, e ne vendeva le uova ("uova di Cicogna") al mercato di Intra. E fu
proprio quella "C" maiuscola a salvare l'intrepido parroco da una condanna al
processo. Venne acclarato che lui vendeva uova di Cicogna, e non uova della
cicogna (con la "c" minuscola).
La strada è stretta e alquanto impervia, ma
vale, credo, la pena, dedicare uno sguardo a questo abitato ed ai monti e
boschi che lo racchiudono e forse proteggono.