Lo avevo scritto a scuola nella letterina di Natale. Ma anche su un secondo foglio destinato a casa mia, dato che nutrivo dei dubbi su chi portava effettivamente i doni.
Quell'anno, invece del solito sacchetto di "portogalli" (arance), speravo di ricevere un mazzo di carte da gioco!
Al pomeriggio della vigilia arrivò in bicicletta dal paese lo zio Edilio. Depositò sul ripiano della cucina un panettone avvolto nella carta e, in silenzio, osservò, con un accennato sorriso, l'emozione della mia nonna Seta, sua sorella, e mia. Io piluccai qualche uvetta, ma il prezioso dolciume, l'unico delle nostre feste, era destinato alla tavola del pranzo di Natale.
Lui se ne andò verso le quattro, prima che facesse buio ed iniziasse una copiosa nevicata.
A tarda sera, dopo la cena, al momento di andare a dormire, uscii di soppiatto nel corridoio. Lì c'era, ancora intatto, il sacco di farina di granoturco che il Pino mugnaio aveva portato qualche ora prima. In cima, il tanto agognato mazzo di carte!
Nevicava e faceva un gran freddo, che il calore della stufa accesa non riusciva a mitigare. Mi rintanai nel mio letto e sognai una interminabile partita di briscola...
Quel regalo veniva denominato "strenna". Ma noi, immedesimandolo con Colui che ne era artefice, lo chiamavamo "il Gesù Bambino".
(fotografie ©Giada Ottone)
dedicato ad Alessandro
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